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Così adattiamo  la gestione della rete elettrica ai cambiamenti climatici

Così adattiamo  la gestione della rete elettrica ai cambiamenti climatici

Anche l’Italia dovrà intervenire con azioni finalizzate a ridurre il rischio e aumentare la resilienza del sistema.

In questa prospettiva, RSE ha avviato una specifica collaborazione con TERNA per valutare i rischi per le infrastrutture di rete e individuare strategie di adattamento in uno scenario al 2050.

Significativi cambiamenti climatici sono in atto e altri, di entità anche maggiore, potranno accadere nelle prossime decadi. Il fatto  è ormai ampiamente riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale. Non si tratta, per altro, di fenomeni  a noi estranei. La European Environment Agency in un rapporto dal titolo Climate change, impacts and vulnerability  ha riconosciuto che il Bacino del Mediterraneo sarà una delle aree più vulnerabili d’Europa, dovendo far fronte ad impatti particolarmente negativi e dovrà quindi intervenire fin da subito con azioni di adattamento, finalizzate a ridurre il rischio e aumentare la resilienza del sistema.

Nel 2013 l’Unione ha adottato la Strategia Europea di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Inoltre, 21 Paesi comunitari si sono già dotati di una Strategia Nazionale di Adattamento, anche se solo 12 hanno poi sviluppato un Piano Nazionale di Adattamento mentre l’Italia, nel luglio 2014, ha concluso l’elaborazione di una Strategia Nazionale di Adattamento.

Il settore energetico è tra i più esposti

Tra le diverse aree d’azione della strategia, chiaramente, il settore energetico ha rilevanza prioritaria. L’aumento in frequenza degli eventi estremi, le variazioni della disponibilità dell’acqua e l’innalzamento termico hanno chiari effetti sulla produzione (sia da fonti tradizionali sia da rinnovabili), sulla trasmissione e sul fabbisogno in termini di domanda/offerta.

Tutte questa problematiche sono state affrontate da RSE avviando una specifica collaborazione con TERNA, consapevoli del fatto che disporre di informazioni scientifiche sulle variazioni climatiche attese nel nostro Paese (con orizzonte finale 2050) è fondamentale per poter garantire negli anni a venire una gestione ottimale del sistema elettrico, in presenza di scenari climatici più severi.
La maggior parte dei modelli presi in esame indica un generale aumento di giorni senza precipitazioni, di circa 3 giornate per stagione; d’estate, però, i casi possono aumentare ulteriormente di 4-6 eventi.

Nonostante diminuiscano i giorni piovosi, è atteso un aumento di casi con precipitazioni intense: in inverno sulle coste liguri e toscane e Alto Adriatico; in primavera sull’Italia peninsulare e in autunno sulle costa del Basso Adriatico.

A rischio anche le infrastrutture di rete


L’analisi svolta indica un’intensificazione del fenomeno di wet-snow (fenomeno di grande interesse per TERNA perché può creare grossi problemi alla rete di trasmissione) con un aumento dei casi di oltre il 30 per cento sulle località alpine in inverno. Nelle restanti regioni il fenomeno cala, anche del 20-30 per cento, per effetto dell’innalzamento termico. Coerentemente con un generale riscaldamento, le situazioni con temperature inferiori a -10°C (che possono causare seri problemi alle apparecchiature di stazione) sono in diminuzione in tutte le località montane.
Le temperature estreme nella stagione estiva sono in preoccupate aumento, con un incremento di 15-20 giorni nella stagione estiva su tutta la Penisola, ad esclusione delle località montane, con le inevitabili conseguenze di picco della richiesta energetica per il raffrescamento.

Tra i diversi impatti si segnala che l’aumento delle temperature minime sulle regioni alpine rappresenta un rischio di scioglimento dei ghiacciai, da cui dipende la disponibilità della risorsa idrica, e di degrado del permafrost con pesanti conseguenze per il dissesto del terreno e, quindi, per la sicurezza delle infrastrutture.
È ragionevole supporre che i fenomeni studiati potranno intensificarsi nell’ultima decade del periodo considerato (2050), in quanto l’analisi dell’evoluzione termica evidenzia un trend non lineare.