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Presentato a Roma l’Energy Technology Perspective 2015

Presentato a Roma l’Energy Technology Perspective 2015

Durante il convegno, promosso dal GSE, riflettori puntati sulla necessità di dedicare maggiore attenzione al sistema energetico nel suo complesso e di elaborare un nuovo modello di mercato.

È stato presentato a Roma lo scorso 23 giugno l’Energy Technology Perspective 2015 della IEA, l’International Energy Agency. Durante il convegno, promosso dal GSE, sono emersi numerosi e interessanti spunti di riflessione, grazie anche alla possibilità di un confronto diretto tra i tre punti di vista (in termini di ricerca e innovazione) della IEA, delle realtà italiane impegnate sullo stesso fronte e degli operatori energivori. Paolo Frankl (Head of the Renewable Energy Division della IEA) ha ben sintetizzato, in apertura dei lavori, il cuore della questione.

Occorre dedicare maggiore attenzione al sistema energetico nel suo complesso
. Il singolo tema di ricerca, su una specifica tecnologia, non può più fare la differenza. È dunque necessario che il sistema nel suo complesso diventi oggetto di studio. Uno spunto che, chiaramente, non può che essere condiviso da una struttura come RSE, che da sempre ha messo il sistema al centro della propria indagine.
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Serve l’elaborazione di un nuovo modello di mercato.
Questo deve essere in grado di incorporare due necessità, differenziate solo dalla scala temporale ma in realtà riconducibili ad una comune necessita. Da una parte, un mercato che sappia dare segnali di breve periodo atti a garantire la remunerazione e a promuovere la competizione delle tecnologie. Dall’altra, segnali di lungo periodo che siano in grado di garantire l’attrazione degli investimenti che rappresentano un criterio fondamentale per lo sviluppo di qualunque infrastruttura. Esistono interpretazioni diverse in questo senso, ma è certamente necessario che si converga verso modelli condivisi almeno a livello continentale, per evitare che si instaurino pericolose distorsioni.

L’impressione generale tratta dall’evento è stata positiva, in termini di grado di realismo e completezza. Anche in questa sede è stata posta un’enfasi particolare sul fatto che l’innovazione tecnologica dovrebbe essere finalizzata a mitigare il cambiamento climatico. Altri aspetti comunque cruciali - ad esempio, la necessità di soddisfare i bisogni, compresi quelli di chi all’energia non ha ancora accesso, mantenere costi accettabili per tutti, eccetera – sono stati posti, per così dire, come una sorta di vincolo esterno.

Sicuramente positiva è stata l’intensità posta sul tema della innovazione tecnologica (RDD&D) destinata principalmente a trovare sbocco nei Paesi energeticamente dinamici (con domanda in crescita) per i quali dovrebbe essere più facile/naturale adottare le nuove tecnologie. Questo, certo, non significa tagliare fuori dal discorso realtà come l’Italia, non energeticamente dinamiche. Proprio l’industria italiana, infatti, se messa in grado di disporre di innovazioni tecnologiche potrebbe diventare un fornitore dei Paesi emergenti, con i benefici connessi allo sviluppo di queste filiere industriali.

Di seguito qualche ulteriore spunto, sfogliando rapidamente le pagine del Summary dell’Energy Technology Perspective 2015. 

• Esiste una specie di paradosso tra la corsa delle rinnovabili (che sembrano ormai competitive con le fonti tradizionali) e il fatto che si continui ad investire in impianti fossili senza CCS. Non bisogna dunque dimenticarsi del tema della programmabilità! Una soluzione possibile potrebbe essere quella di spostare l’azione “politica” dagli incentivi alle rinnovabili alla tassazione delle emissioni. Se l’obiettivo finale è ridurre la produzione di CO2, questo potrebbe davvero essere il metodo più “laico” ed efficace.

• Si spinge sul retrofitting in termini di CCS del parco esistente. D’accordo, ma occorre non dimenticarsi che in certi casi è materialmente impossibile o pochissimo affordable. Ovviamente merita di essere enfatizzato il concetto di R&D a tutto campo, per le diverse tecnologie low carbon. 
 
•Giusto il concetto di trasferire tecnologie low carbon verso i Paesi emergenti; non dimentichiamoci, però, dell’accesso all’energia per chi non ce l’ha... e le due cose non sono certo in contraddizione.

•Il gas può coprire un ruolo importante nella generazione elettrica, non solo perché meno carbon intensive del carbone, ma anche perché può essere il compagno ideale delle rinnovabili non programmabili in termini di flessibilità. 

• Regolazione cost reflective per le smart grid? Potrebbe essere un errore, fatti salvi i progetti pilota, in quanto la regolazione deve essere basata sui benefici. Per lo storage, vale lo stesso discorso: non è il caso di far nascere un’altra pletora di incentivi e premi, destinati ad una particolare tecnologia. Basterebbe potersi confrontare con un mercato effettivamente neutrale rispetto alle soluzioni. La keyword deve essere la neutralità tecnologica.

•Fra i requisiti per far crescere le rinnovabili, si cita anche il permitting. Questo è un problema serio nei Paesi avanzati: occorre rivedere regole e ruoli, evitando di affidare le decisioni a troppi livelli di decisori pubblici. Pemitting vuole appunto dire “regole chiare che consentano di fare gli impianti”. È compito delle pubbliche amministrazioni soppesare le varie esigenze.

Stefano Besseghini
Amministratore Delegato RSE

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