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Strategie nazionali ed europee: quali percorsi di integrazione?

Strategie nazionali ed europee: quali percorsi di integrazione?

L’attuale scenario globale è inquietante. Scienza, tecnologia, ricerca e finanza devono mettere in campo tutto quello che possono fare, per affrontare questa sfida.

In particolare, proprio la ricerca - che sta vivendo in un contesto delicato - deve riuscire a produrre uno sforzo superiore.

Fiorenzo Galli
direttore Museo nazionale della scienza e tecnologia


ENERGIA: UN SETTORE DI ENORME RILEVANZA PER IL SETTORE PAESE
La ricerca è un bene comune e sono quindi orgoglioso che all’interno del nostro Gruppo ci siano importanti attività di ricerca, mantenute nell’alveo pubblico. RSE dispone di un capitale umano che rappresenta un patrimonio unico di competenze e di esperienze, la cui difesa e il cui sostegno sono condizioni necessarie per consentire lo sviluppo di politiche di innovazione in un settore come quello energetico, di enorme rilevanza per il Sistema Paese.

Gli esami forse più impegnativi, tuttavia, devono ancora venire: serviranno cambiamenti radicali in termini di regole e modelli di business, governancee tecnologia; e servirà più coesione tra pubblico e privato, più dialogo tra esperti e decisori, più innovazione. In un solo termine, più ricerca di sistema!

Francesco Sperandini
presidente e amministratore delegato GSE


LA R&S È UNO DEI CINQUE PILASTRI DELLA POLITICA ENERGETICA UE
Il sistema energetico europeo è ancora altamente dipendente dalle fonti fossili, nonostante la crescita delle rinnovabili. Abbiamo 28 Paesi con diversi modelli energetici e con diverse politiche energetiche, differenti relazioni internazionali e mercati di approvvigionamento, mix di generazione; per tutti – comunque - la dipendenza resta elevata. In proiezione futura il gas naturale si presenta come una soluzione auspicabile, sia per la decarbonizzazione, sia in termini di back-up.
Quello che davvero serve, a questo punto, è una maggiore cooperazione e interconnessione tra i vari Stati e una sempre più elevata consapevolezza del fatto che l’elettricità è solo una parte del problema. Il calore, ad esempio, è un altro challenge fondamentale, ad oggi forse un po’ trascurato nonostante la sua crescente rilevanza.

In questo scenario l’Europa dell’energia ha identificato cinque pilastri: sicurezza delle forniture e solidarietà tra i Paesi membri; realizzazione di un mercato comune dell’energia davvero integrato; efficienza energetica; realizzazione di una economia low carbon; ricerca e sviluppo. E proprio questo ultimo aspetto merita di essere sottolineato: per la prima volta la R&S è stata identificata specificamente come uno dei pilastri; una ricerca che deve avere come parole guida l’integrazione, la visione olistica, l’approccio di sistema, la cooperazione, una più efficace ripartizione delle risorse e la condivisione dei risultati .

L’obiettivo è quello di portare l’Europa al primo posto al mondo nello sviluppo delle fonti rinnovabili, mettere i consumatori al centro del sistema (energetico, e non solo elettrico...), sviluppare l’efficienza energetica in una logica di sistema, promuovere la mobilità sostenibile (con particolare attenzione ai sistemi di accumulo e ai nuovi combustibili verdi).

Andreea Strachinescu
Commissione europea DG Energy – Head of unit C.2


IL RUOLO PROATTIVO E DI BILANCIAMENTO DELL’AUTORITÀ
Il fatto che la ricerca sia stata identificata come uno dei cinque pilastri della politica energetica europea è un bel segnale e un bel significato; seppure siamo ancora lontani da una ricerca davvero coordinata, è invece già in atto un più efficace collegamento tra ricerca e industria.
In questo contesto il ruolo dell’Autorità di regolazione è molto importante, sia ex ante (per promuovere la ricerca di frontiera, senza chiaramente poter sapere come potranno rispondere i consumatori a innovazioni non di rado ad alto tasso di investimento) sia ex post (per monitorare i risultati; componenti essenziali in questo caso sono la replicabilità e la disseminazione).

Il nostro compito proattivo e di bilanciamento - tra la necessità di investire in ricerca e l’esigenza di farlo senza sovra dimensionare gli sforzi - è strategico, e la nostra attenzione deve essere costante su tutte e tre le fasi della catena dell’innovazione: la ricerca scientifica di base (che tante volte, inevitabilmente, non sa essa stessa dove potrà portare), la sperimentazione fino alla realizzazione dei prototipi, l’entrata sul mercato e l’industrializzazione, che è ancora l’anello debole.
Vale sempre la pena ricordare che la Ricerca di Sistema – un patrimonio davvero importante! – incide sulla bolletta per un valore pari a circa 53 centesimi/anno per singolo consumatore; un mezzo caffè!

Valeria Termini
Componente collegio AEEGSI


TERZIETÀ, INDIPENDENZA, TECNOLOGIA: LE PAROLE CHIAVE DELLA RdS
Anche se parliamo di ricerca per il sistema nazionale, o lo facciamo mantenendo sempre una grande apertura internazionale, oppure stiamo facendo male il nostro lavoro.
Oggi RSE è una realtà dove lavorano 350 persone, e penso che questa possa essere considerata la dimensione ottimale: sufficiente per essere di impatto, ma non così grande da creare problemi di governance.

Temo che non ci sia percezione, invece, sul fatto che la Ricerca di Sistema è l’unico meccanismo di finanziamento proposto in Italia negli ultimi quindici anni ad essersi mantenuto stabile; per tutti gli altri la sopravvivenza media è stata di circa due anni!
Questo è un dato molto significativo: la RdS ha dimostrato di essere efficace non solo per l’entità delle risorse richieste, ma anche per la qualità delle risorse stesse e per la loro stabilità; ha dimostrato di riuscire a mantenere nel tempo una presenza costante e i suoi caratteri fondanti:  è un soggetto terzo, è indipendente, è tecnologico.
E ora? Serve sicuramente una maggiore condivisione degli obiettivi delle attività di ricerca con gli stakeholder e gli utilizzatori. Dobbiamo anche superare un duplice limite spesso ricorrente tra i ricercatori: l’isolamento e l’autoreferenzialità.

Stefano Besseghini
presidente e amministratore delegato RSE


MASSIMIZZARE LE RICADUTE POSITIVE SU TERRITORIO E UTENTI
Un decisore politico deve saper tracciare una traiettoria fattibile: per questo, nel definire gli obiettivi della RdS, abbiamo voluto consapevolmente focalizzare l’attenzione sulla concretezza operativa, superando il fascino del lungo o lunghissimo termine e guardando concretamente all’obiettivo 2020.
Vi è l’esigenza di una maggiore coesione del sistema europeo per l’interconnessione delle reti e bisogna puntare ad una de carbonizzazione senza compromettere la competitività industriale.

La ricerca pubblica deve aiutare a ripensare l’attuale modello di produzione. Il nostro impegno, assieme con l’AEEGSI, è quello di modificare entro la fine dell’anno la governance del fondo con l’obiettivo di favorire il miglior posizionamento dei nostri enti di ricerca in Europa, di avere maggiore stabilità nella definizione dei progetti e di massimizzare le ricadute positive sul territorio e sugli utenti del sistema, con una maggiore sinergia pubblico/privato.

Rosaria Romano
DG Meeren MiSE


CONNETTERE PROGETTI E CONOSCENZE DIVERSI? ERANET CI È RIUSCITA!
Nei diversi Paesi della UE si stavano sviluppando numerosi progetti sul tema smart, che coinvolgevano nel complesso investimenti per 2,1 miliardi di euro. La domanda chiave che ci siamo posti e che ha stimolato la nostra iniziativa è stata: come si possono utilizzare al meglio le risorse evitando duplicazioni e inefficienza? Connettere questi progetti e queste conoscenze è stato l’obiettivo primario di ERANET.

Michael Huebner
coordinatore ERANET Smartgrid


ANCHE IL NOSTRO PAESE PUÒ FARE RICERCA “ESPORTABILE” ALL’ESTERO
RSE è un brillante esempio di come si può fare ricerca anche nel nostro Paese, e di come questa ricerca poi possa anche essere esportata all’estero. Adesso, è strategico capire come l’Italia può cogliere ancor meglio le opportunità dei programmi europei e come può evidenziare maggiormente il valore aggiunto che il Paese è in grado di  portare.

Alessandro Marangoni
Althesis


INDISPENSABILE ALLINEARSI AI GRANDI PROGETTI DI RICERCA UE
Quando partimmo nel 2003 con il fondo per la Ricerca di Sistema, era già insita l’idea di un approccio sistemico, olistico; abbiamo dunque visto lontano e ne abbiamo una conferma nel fatto che sia ENEA, sia RSE, sono ai vertici europei in termini di risultati. Anche l’attività di allineamento dei piani triennali con i programmi europei è stato un processo che ha dato e sta dando i suoi risultati. Serve però dimostrare l’efficacia dei progetti nel sistema industriale, non dimenticando che anche nell’indirizzare la ricerca il ruolo forte lo hanno i grandi player industriali.

Marcello Capra
delegato Steering Committee SET Plan – MiSE


TUTTO DOVREBBE PARTIRE DA UNA SERIA POLITICA INDUSTRIALE
Quanto il tema dell’energia è davvero centrale per l’Italia? Se riusciamo a concentrare l’attenzione su questo aspetto, se riusciamo – a monte - a fare un discorso di politica industriale e di politica energetica, allora potremo meglio focalizzare anche i temi della ricerca, e meglio inserirli all’interno del contesto europeo.

Giuseppe Tannoia
presidente Confindustria Energia


BRAVI NELLE SITUAZIONI SPOT, MA ANCORA NON FACCIAMO SISTEMA
In Europa continuiamo ad essere un contributore passivo: in termini di ricerca diamo più fondi di quanti ne riceviamo. Il settore energia fa un po’ da eccezione e costituisce un esempio positivo. RSE, in particolare, è stato decisivo nell’ottimo risultato dell’Italia. Criticità? In nostro problema come Paese è che siamo tra i più bravi (assieme agli spagnoli) nelle situazioni spot. Ma ancora non facciamo abbastanza sistema, a sederci tutti attorno allo stesso tavolo. Basti dire che abbiamo un Piano Nazionale della Ricerca fermo al CIPE da un anno e mezzo! Purtroppo non riusciamo a capire che il modo migliore per vincere un progetto europeo... è quello di scriverlo. Non è una cosa negativa, anzi. Vuol dire essere presenti fin dalle prime fasi progettuali in cui nasce una idea. Se questa è buona, è interesse di tutti coglierla e finanziarla.

Riccardo Basosi
rappresentante nazionale energia programma H2020


SUPERARE I PARTICOLARISMI PREMIANDO UN APPROCCIO DI NETWORK
Ad oggi manca ancora un vero approccio europeo, allineato, focalizzato su poche tematiche, con una logica di network. Su queste esigenze tutti ormai sono d’accordo: adesso si tratta di metterle in pratica concretamente. Dobbiamo cioè passare all’implementazione e l’Italia per prima deve dimostrare la capacità di mettere a sistema le risorse.
Se continueremo a pensare che tutto ci debba arrivare dall’Europa non andremo da nessuna parte. L’Europa può dare un valore aggiunto, ma il punto di partenza deve essere una alleanza forte tra Paesi; e questi devono avere il coraggio di rompere le barriere che oggi ancora esistono rinunciando – e il tema dell’energia è emblematico – a fare ciascuno di testa propria.

Giovanni De Santi
direttore IET-JRC Commissione Europea


SIAMO E VOGLIAMO ESSERE UN CONCRETO AIUTO ALLE NOSTRE IMPRESE
Come RSE stiamo cercando di lavorare sempre di più a fianco delle imprese - e l’esperienza dei Prodotti Emblematici è una dimostrazione tangibile di questo sforzo – fin dal momento di creazione dell’idea di partenza e dall’individuazione delle esigenze. Questo è il tentativo che abbiamo fatto e nel quale crediamo anche per il futuro: essere concretamente di aiuto alla politica industriale.

Romano Ambrogi
responsabile pianificazione e sviluppo strategico RSE

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