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23/12/2015
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Emergenza smog, targhe alterne e blocchi del traffico: provvedimenti non risolutivi.

Emergenza smog, targhe alterne e blocchi del traffico: provvedimenti non risolutivi.

Secondo RSE – Ricerca sul Sistema Energetico – le limitazioni del traffico, soprattutto se applicate per brevi periodi, non consentono un reale abbattimento delle polveri sottili. Necessari interventi strutturali.


I livelli di concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria sono da settimane sopra le soglie di rischio a causa del ristagno indotto dall’alta pressione e dalla conseguente assenza di precipitazioni e vento. PM2.5 e i PM10 hanno raggiunto concentrazioni medie giornaliere che superano gli 80 microgrammi per metrocubo. Molte Amministrazioni Pubbliche stanno pensando di intervenire con blocchi della circolazione o con l’introduzione delle targhe alterne. Provvedimenti utili ma purtroppo non risolutivi del problema come evidenziato dai ricercatori di RSE che da anni studiano e modellano l’andamento degli inquinanti in atmosfera e le modalità con cui abbatterli attraverso interventi di sistema.

La presenza di polveri sottili in atmosfera è infatti determinata dal contributo di diverse fonti emissive. Tra queste un ruolo rilevante è giocato dal trasporto su strada, che contribuisce però solo per un terzo allo sviluppo delle concentrazioni di PM. Nella Pianura Padana le polveri sottili, costituiscono un fenomeno di bacino. Milano, ad esempio, contribuisce solo per il 35-40% al totale delle concentrazioni cittadine annue totali di polveri.

Il particolato ha un tempo di residenza in atmosfera di circa una settimana (anche più alto in periodi senza pioggia) dunque le concentrazioni di polveri che misuriamo oggi sono figlie delle emissioni che si sono succedute nell’arco di 7-10 giorni. E’ evidente che un intervento come le targhe alterne, già di efficacia parziale, se adottato in misura “spot” e su un arco temporale troppo ridotto, risulta ancora meno efficace. La riduzione del traffico indotta dalla circolazione a targhe alterne è di circa il 20% del carico giornaliero del trasporto su strada. Si tratta quindi di azioni che portano sicuramente ad una riduzione delle emissioni ma che, essendo ristrette ad aree limitate, non possono essere risolutive.

 Occorre quindi proseguire gli interventi di contenimento delle emissioni che riguardano i trasporti, il riscaldamento e l’efficientamento energetico ragionando su bacini territoriali molto più vasti con una concertazione quantomeno regionale ma auspicabilmente nazionale di politiche che superino le misure locali e portino, in un’ottica di lungo periodo, a risultati significativi e durabili.