RSE
A A
Login
login name
password
login
GSE
ITA english
 Media  /  News
16/11/2018
stampa pdf print send email

Ma quanta ricerca c’è dietro a una bolletta?

Ma quanta ricerca c’è dietro a una bolletta?

Presentata il 13 novembre 2018 la monografia L’innovazione al servizio dei cittadini, Le utility nell’era della digitalizzazione, edita all’interno della collana RSE Colloquia. Imprese, istituzioni e consumatori si sono confrontati sulle opportunità di questa sfida.

“Siamo abituati a sentire ogni giorno la solita ricorrente lamentela dell’Italia che non procede e non innova. E invece, si scopre che le prime 100 utility italiane, solo nell’ultimo anno, sono state in grado di stringere 120 accordi con le Università, hanno messo a punto 461 progetti innovativi, hanno depositato 60 brevetti, hanno investito 4,6 miliardi di euro”.

Stefano Zurlo (il Giornale) ha sintetizzato in questi pochi – ma assai significativi – numeri il nocciolo del dibattito che ha accompagnato a Milano (Fondazione Stelline) la presentazione della monografia L’innovazione al servizio dei cittadini – Le utility nell’era della digitalizzazione.

Edito all’interno della collana RSE Colloquia, il volume presenta i dati e le analisi svolte nelle ultime tre edizioni di Top Utility, completati e arricchiti dai colloqui condotti dal team di ricerca di Althesys e RSE con i responsabili delle attività di R&S e Innovazione delle utility più rappresentative.

Ecco alcuni degli spunti più interessanti.

“Negli ultimi tre anni si è innovato più che nei precedenti decenni”

L’analisi delle prime 100 utility italiane mostra un panorama molto variegato: colossi internazionali e imprese anche di piccole dimensioni, fortemente radicate sul territorio. Nella nostra indagine abbiamo incontrato realtà straordinarie, se pure poco conosciute dal cittadino che non ci fa caso nella sua quotidianità, quando preme l’interruttore o apre il rubinetto. In generale, emerge una qualità mediamente superiore rispetto all’immagine percepita dal pubblico.

Negli ultimi 3-4 anni le utility sono cambiate più di quanto non abbiano fatto nei decenni precedenti. La tecnologia è diventata un fattore strategico, l’innovazione pervade l’intera azienda; in moltissimi casi sostenibilità e ricerca vanno di pari passo. La ricerca si concentra su smart city, economia circolare e nuove tecnologie, rapporto con territorio e stakeholder, smart energy ed efficienza, digitalizzazione.

Le aziende elettriche, e ancor più le multiutility e il settore idrico, tendono a investire maggiormente. Mentre il settore rifiuti è penalizzato dalla difficoltà a realizzare impianti.

Alessandro Marangoni (Althesys)


“La digitalizzazione: nuove tecnologie che pervadono tutti i settori”

Per la sua stessa mission, RSE è molto  sensibile alle attività di ricerca che hanno concrete ricadute sul pubblico e ha quindi in atto numerose collaborazioni con le utility.

Nel settore energetico la digitalizzazione parte da lontano (si pensi ai contatori intelligenti di prima generazione, alla loro evoluzione già in atto, alla possibilità di arrivare a smart meter multifunzione) e ormai pervade tutti i settori operativi e i rapporti personali, all’interno e all’esterno dell’azienda.

I principali abilitatori tecnologici sono il cloud, le piattaforme (metodo più diffuso per raggiungere-comunicare nei due sensi con cittadini e dipendenti) la cybersecurity (non più una “cosa” da iniziati, ma uno studio sistematico e strategico che riguarda tutta la catena operativa). E poi ci sono le nuove frontiere: la tecnologia blockchain, gli smart contract, i distributed ledger.

“Open innovation e start up, due nuovi soggetti per la ricerca”

Da parte delle utility si rileva una particolare attenzione alla condivisione dei progetti europei. C’è poi il fenomeno, in rapida crescita, del ricorso alle start-up: dai dalla semplice collaborazione all’acquisizione. Non sempre è una strada facile da percorrere, specie per le utility di maggiori dimensioni, però è una tendenza da segnalare.

Altra novità è rappresentata dall’open innovation (l’innovazione esce dal perimetro aziendale e diventa un valore più diffuso che arriva ai cittadini). Come centro di ricerca dobbiamo attrezzarci a convivere con questa realtà, che avrà certamente uno sviluppo futuro.

Romano Ambrogi (RSE)

 
“La rete attuale non è (ancora) in grado di supportare il prosumer”

Queste attività di ricerca devono impattare direttamente sui cittadini e molto resta ancora da fare. Nel settore elettrico la qualità del servizio è ottima, ma nelle zone più esposte a eventi climatici estremi occorre organizzarsi meglio: è il tema della resilienza.

Sulle reti servono pesanti investimenti: oggi come oggi l’infrastruttura esistente, per come è impostata, non è in grado di supportare il prosumer, non è (ancora) una smart grid. Guardando agli altri settori di attività delle utility, nel gas restano molti contenziosi, l’acqua ha il grande problema delle perdite, ed i rifiuti confermano una continua emergenza.

Carlo De Masi (Adiconsum)

“La sostenibilità economico-finanziaria è un aspetto prioritario”

La qualità dei servizi è un fattore di primaria importanza per definire la qualità delle città. I rifiuti hanno grandi problematiche, ma anche eccellenze proprio grazie all’innovazione. Vale, in particolare, per la raccolta differenziata, l’utilizzo della frazione umida per produrre biogas o biometano, il riutilizzo dei fanghi, il revamping dei termoutilizzatori...

Dal nostro punto di vista si pongono tre temi prioritari: l’ampiezza dei territori interessati (gli interventi non possono essere puntuali), la sostenibilità economica-finanziaria degli interventi (i Comuni non hanno soldi, servono quindi nuovi strumenti finanziari per sostenere gli investimenti), il rapporto tra l’impresa e chi amministra  e governa il territorio, soggetto che deve diventare un interlocutore.

Paolo Sabbioni (ANCI)


“Il duplice ruolo - di promozione e di indirizzo - della regolazione”

La digitalizzazione è un fenomeno pervasivo ma anche estremamente differenziato. Oggi è difficile che un’azienda non abbia uno specifico progetto di digitalizzazione; ma poi ciascuna utility lavora in modo diverso, con tanti filoni di intervento differenziati.

In tema di innovazione la regolazione deve avere un ruolo di promozione, ma anche di indirizzo specifico; e deve promuovere con giudizio.

Si deve anche pensare a una regolazione innovativa, partendo dalle positive esperienze già sperimentate con i progetti pilota di ARERA. L’ultima in ordine di tempo riguarda la delibera 300 del 5 maggio 2017 sul Mercato dei Servizi di Dispacciamento.

Elena Maria Fumagalli (Elettricità Futura)

“I cittadini devono percepire il ritorno degli investimenti”

Alle utility è richiesto uno sforzo aggiuntivo, da parte di una regolazione forte: si alza l’asticella e si rendono quindi necessari nuovi investimenti. La ricerca scientifica deve diventare innovazione ed essere applicata a vantaggio del cittadino; ma l’utente deve essere messo nelle condizioni di percepire in modo tangibile quali miglioramenti sono stati fatti; altrimenti non riesce a comprendere il valore e la necessità degli investimenti stessi.

Nelle utility italiane c’è innovazione e viene portata avanti con grande efficacia. Nello specifico del settore idrico, si pensi alle tecnologie satellitari per rilevare le perdite degli acquedotti o alle sonde multi-parametriche per misurare in tempo reale la qualità dell’acqua, ai sistemi di telelettura, all’utilizzo dei fanghi di depurazione, con esempi di vera economia circolare.

Armando Quazzo (Utilitalia)

“Energia, acqua, rifiuti, hanno diverse dinamiche di innovazione”

Il comparto energetico, da anni, sta adottando tecnologie, processi e metodi innovativi ed il confronto tra innovazione e regolazione è iniziato da qualche tempo. L’innovazione nasce e viene impiegata nelle imprese, ad un certo punto sorge l’esigenza di regolazione; e quest’ultima deve essere rapida nel rispondere.

La realtà impiantistica e infrastrutturale dell’acqua è diversa. Considerando il ciclo integrato della risorsa, sentiremo parlare ancora a lungo di innovazione: si stanno concretizzando spunti molto interessanti, anche nel collegamento con il settore energetico.

I rifiuti sono un ambito più complicato. Ci sono eterogeneità impiantistiche e in termini di tariffe. Una regolazione innovativa è probabilmente necessaria; non è detto – infatti - che le esperienze positive nell’acqua o nell’energia possano essere prese a modello e replicate. Siamo un po’ all’anno zero e c’è un fattore di urgenza che esige una drastica semplificazione. L’attività regolatoria deve riguardare tutta la catena del valore, anche quando il rifiuto diventa materiale di recupero. C’è anche una certa vivacità degli attori presenti e interessamenti non sempre limpidi per i quali ci è richiesta la massima vigilanza.

Stefano Besseghini (presidente ARERA)

 

top

Related Links

Topics